I francescani in Sardegna

Passando quasi certamente per la Corsica, approdarono in Sardegna negli anni Venti del XIII secolo, nel capoluogo dell’isola, come risulta da un atto notarile del comune di Pisa.

L’Ordine di san Francesco ha come data di “nascita” il 1209, anno in cui il Poverello di Assisi con i suoi primi compagni andò a Roma per far approvare da papa Innocenzo III la forma di vita evangelica che lo Spirito di Dio gli aveva suggerito. In pochissimi anni i frati minori divennero migliaia e iniziarono a stabilirsi in tutte le regioni della penisola italica, per poi varcare anche le Alpi.

Passando quasi certamente per la Corsica, approdarono in Sardegna negli anni Venti del XIII secolo, nel capoluogo dell’isola, come risulta da un atto notarile del comune di Pisa. La chiesa dove si installarono, di cui oggi non resta traccia, si trovava nei pressi dell’ingresso dell’attuale cimitero di Bonaria, sull’omonimo colle, proprio davanti alle grotte dove i frati inizialmente si rifugiarono.

Questa collocazione geografica rispetto al centro di Cagliari è una scelta tipicamente francescana: su un colle, in periferia, non dentro la città, ma neanche troppo lontano da essa. I primi francescani infatti preferivano luoghi dove poter godere il silenzio amico della preghiera, ma non potevano stare troppo distanti dal centro abitato, quale fonte di sussistenza e luogo in cui annunciare il Vangelo. Non a caso, per esempio, subito dopo approdarono all’eremo di Luogosanto, nel Sassarese, intitolato ai santi Nicola e Trano, e incastonato tra le rocce qualche chilometro sopra il paese.

L’eremo si affaccia su una splendida vallata, e la tradizione vuole che alcuni ruderi dietro la cappella siano i resti delle piccole celle abitate dai frati. Il luogo favorisce certamente la meditazione e forse si può azzardare un accostamento con gli scenari de La Verna, la montagna dove san Francesco ricevette le stimmate, dopo avervi soggiornato per quasi un anno. Sempre alla ricerca di silenzio e meditazione, i francescani in Sardegna continuarono a installare le loro piccole fraternità in zone di montagna, come ad esempio Monte Rasu, dove si dice sia sepolto fra Giovanni Parenti, secondo successore di san Francesco come ministro generale dell’Ordine.

Dalle montagne alle città

Già dai primi decenni della nascita dell’Ordine francescano furono presenti due tendenze spirituali: quella di chi voleva dedicarsi maggiormente alla preghiera e preferiva le fondazioni in montagna o in altri luoghi isolati, e quella di chi privilegiava l’azione apostolica dell’annuncio e quindi le fondazioni “cittadine”. Nella storia dei francescani inoltre, le fondazioni di monasteri femminili seguirono sin da subito quelle dei conventi maschili.

Infatti tra i primi seguaci di Francesco d’Assisi vi fu anche Chiara, una giovanissima assisana che per poter vivere la Regola francescana dovette intraprendere la vita monastica, unica possibilità per le donne che a quei tempi volevano consacrarsi attraverso la vita religiosa. Il monastero delle clarisse di Oristano è uno dei primi fondati in Sardegna e nella chiesa annessa è possibile ritrovare tanti segni che testimoniano la presenza delle religiose lungo i secoli. Situato nel centro storico, secondo alcuni studiosi sarebbe il più antico monastero di Clarisse sorto in Sardegna e risalirebbe a circa dieci anni dopo la morte di santa Chiara, avvenuta ad Assisi nel 1253.

Il fatto che queste presenze siano documentate a pochi anni di distanza dalla morte di san Francesco e di santa Chiara, denota la freschezza del carisma e l’autenticità del messaggio spirituale che essi portarono nell’isola. L’insediamento delle sorelle povere di san Damiano (così si chiamavano originariamente le clarisse) è legato alla cura dei lebbrosi, che occupò un posto significativo nella personale storia di conversione di san Francesco e in generale nella storia di tutto l’Ordine.

Alcuni dei frati minori che propendevano maggiormente per l’azione apostolica si insediarono anche a Sassari. Prestarono servizio a tutta la città, in particolare nel ruolo di operatori di pace tra le varie istituzioni. La chiesa adiacente al convento dei frati ospita le spoglie mortali di un altro testimone di questa autorevole storia, il beato Francesco Ziranu, martire francescano morto nel 1603 e beatificato a Sassari nel 2014.

Stabilizzazione urbanistica e lavoro

Cinquant’anni dopo la morte di Francesco, i francescani continuavano a spostarsi sempre di più verso le città. Un’ulteriore prova di questa progressiva stabilizzazione nei centri urbani è il fatto che i frati minori fondarono un secondo convento nella città di Cagliari. In un esercizio commerciale di corso Vittorio Emanuele sono ancora visibili le arcate che componevano gli archi del chiostro e alcuni affreschi con figure che richiamano la spiritualità francescana: la povertà, il lavoro umile, l’amore per il Crocifisso e quindi la vicinanza con i sofferenti. Nelle città i frati organizzavano le loro giornate nell’alternanza tra la preghiera e il lavoro, sia all’interno del convento, che all’esterno.

Le attività svolte all’interno andavano dall’agricoltura allo studio, dalla falegnameria alla forgiatura: quasi tutte attività artigianali che permettevano ai francescani di provvedere alla propria sussistenza. In tal senso era molto importante anche il lavoro ad extra come ad esempio la questua, che san Francesco chiamava “mensa del Signore”. I frati bussavano di porta in porta per chiedere l’elemosina e allo stesso tempo creavano un forte legame con la gente che chiedeva loro delle preghiere.

L’altro lavoro esterno era quello legato più specificatamente alla pastorale e al culto, ovvero la predicazione sia nelle chiese cittadine che nelle campagne e le confessioni. In particolare la predicazione dei francescani era richiesta per i quaresimali, cioè una quotidiana catechesi distinta per fasce d’età e per sesso, un’attività di annuncio evangelico che li impegnava per tutto il tempo di preparazione alla Pasqua.

Successivamente iniziarono a occuparsi anche delle situazioni sociali più ardue, come l’accompagnamento spirituale (e a volte anche sanitario) dei malati, dei carcerati e dei condannati a morte, e l’assistenza religiosa a coloro che avevano subito un lutto.

L’espansione dei francescani

Un altro obiettivo dei frati era di diffondere la propria presenza sul territorio, in questo caso la Sardegna, tenendo conto dei luoghi che erano crocevia di comunicazione, sempre per provvedere al proprio sostentamento attraverso l’elemosina, ma anche per poter diffondere la parola di Dio. La cittadina di Alghero, ad esempio, era una fondamentale via di comunicazione tra l’isola e la Spagna.

Lo stesso vale per la città di Iglesias. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, per iniziativa dei reali aragonesi venne fatta richiesta al ministro provinciale dei frati minori di inviare a Iglesias i francescani, almeno tre, di cui uno confessore appunto della casa reale. E in questa città i frati minori ricevettero in dono convento e chiesa, poi dedicati anche qui a san Francesco.

Le differenti tendenze interne all’Ordine col passare dei secoli divennero sempre più evidenti, tanto che il papa dovette intervenire con un documento per dividere ufficialmente i due rami: i frati minori osservanti e i frati minori conventuali. Forse anche a causa del forte intervento papale, i fermenti di riforma presenti in tutta la Chiesa in questo periodo approdarono anche nei conventi francescani, cosicché a seguito del documento pontificio (la Ite vos del 1517) iniziò a svilupparsi una nuova riforma francescana, quella dei frati minori cappuccini.

A metà del XIX secolo, in seguito alle leggi di soppressione degli ordini religiosi e all’incameramento dei beni ecclesiastici da parte del regio governo, molti conventi francescani vennero espropriati. In alcuni casi i frati minori riuscirono a riavere i conventi e in altri casi a trovare il modo di fondare nuove case. Attualmente in Sardegna sono presenti quasi duecento religiosi francescani e più del doppio di francescane. Hanno l’incarico di molte parrocchie, oratori, asili, case di riposo e altre attività di carattere sociale come, ad esempio, le comunità di recupero per gli ex tossicodipendenti.

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