Tradizioni popolari

Il folklore sardo è un insieme di tradizioni religiose e riti ancestrali che può essere una vera e propria attrattiva per chi visita l’isola nei vari periodi dell’anno.

In ogni luogo si trovano manifestazioni legate alle devozioni mariane, ai santi francescani, e alla tradizionale Settimana santa. Nonostante queste ricorrenze siano vissute in quasi tutti i paesi dell’isola, ogni comunità ha saputo valorizzare le atmosfere dei rispettivi territori, ponendo l’accento su una dimensione religiosa propria. È importante scoprire i colori e i profumi tipici di ciascun paese, come in una sinfonia che man mano si compone nei suoi diversi toni armoniosi. Le processioni, in genere, presentano una struttura simile: il coinvolgimento dei fedeli, spesso in costume sardo locale, gli animali da lavoro addobbati a festa – a volte col carro -, strumenti musicali propri del folklore sardo (ad esempio le launeddas o la fisarmonica), la partecipazione delle confraternite, pietanze culinarie collegate alla festa, canti tradizionali. Tra questi non possono non essere menzionati i componimenti poetici religiosi in lingua sarda, detti gosos (parola che deriva dal latino gaudium, “gioia, allegrezza”). Alcuni studiosi sostengono che provengano dalla cultura ispanocatalana, dove erano presenti composizioni poetiche popolari in onore della Vergine Maria o dei santi, cantate durante le cerimonie, le processioni e le feste votive. Secondo altri studiosi invece trarrebbero origine da modelli bizantini, la cui struttura riprende gli inni greci. Tutto ciò infonde nel cuore di chi vi assiste emozioni sempre nuove, richiama ricordi d’infanzia e sapori di tempi lontani.

 

Devozione mariana

Al centro della devozione popolare cristiana sarda si trova il culto della Madre di Dio, sempre molto presente nella vita e nella spiritualità di san Francesco e dell’Ordine da lui fondato. Sono numerosi i santuari mariani che si possono incontrare in Sardegna, così come i monumenti e le opere d’arte. Alcune tradizioni legate alla Madonna derivano dalle dominazioni straniere che si sono susseguite nel tempo, lasciando in eredità atmosfere di intenso vissuto devozionale. In certi luoghi ad esempio, nel giorno della festa dell’Assunta, una folla di fedeli e turisti si raduna per assistere a una processione del simulacro mariano e ad altri eventi maggiormente legati al folklore, come il trasporto di grossi ceri votivi, caratteristici addobbi floreali, riti di vestizione e spoliazione dei simulacri eccetera. Alcune di queste pratiche cultuali approdarono sull’isola con la presenza bizantina. Vi sono città e paesi che festeggiano molto intensamente lo scioglimento di un antico voto alla Vergine offerto in occasione di un’epidemia o di conflitti bellici, durante i quali la Madre del Cristo veniva invocata per ottenere la guarigione o la pace. L’anniversario della grazia ottenuta da una così potente mediatrice si festeggia con riti diversi, ma conosciuti da una parte all’altra dell’isola: enormi ceri lignei portati a spalla a ritmo di danza, creazione di altarini decorati da fiori e pizzi a filet, pellegrinaggi notturni a piedi o con carri trainati da animali, processioni a mare.

 

Santi francescani in Sardegna

A Cagliari, presso la chiesa dedicata a sant’Antonio da Padova, oggi nota come “chiesa di Sant’Ignazio”, l’11 maggio viene celebrata la festa in onore del frate di Laconi. Nella chiesa è conservata l’urna che contiene le reliquie di Ignazio. Laconi, suo paese natale, lo celebra solennemente il 30 agosto e in questa occasione è possibile visitare il museo parrocchiale e quello del santo, oltre a un singolare mercatino di prodotti tipici agro-alimentari e artigianali. Così ogni località francescana festeggia solennemente il proprio santo in una tradizione consolidata ormai da secoli. Il francescano cappuccino beato Nicola, nato a Gesturi, un piccolo borgo al centro della Sardegna, con il suo atteggiamento umile, povero e silenzioso è ancora vivo nella memoria degli anziani che hanno avuto la fortuna di conoscerlo: ognuno racconta particolari personali dell’esperienza del proprio incontro con il cappuccino, noto anche come “frate Silenzio”. Un altro cappuccino, fra Nazareno da Pula, aveva conosciuto Padre Pio da Pietrelcina, e pare che da lui avesse ricevuto una sorta di “mandato” per vivere la santità in terra sarda e operare in nome di Cristo in mezzo a tanta sofferenza e povertà. Aveva sempre una parola di conforto per ognuno e grazie alle sue preghiere si sono verificate numerose guarigioni spirituali e fisiche. Molti ricevettero cospicue grazie anche per l’intercessione e la preghiera del santo francescano Salvatore da Horta, sepolto nella città di Cagliari come sant’Ignazio e il beato Nicola. Tutti uomini umili, alcuni analfabeti, altri senza una grande cultura, eppure capaci di trascinare gli altri alla conversione e alla vita di fede, prima di tutto con il loro esempio, poi con le loro virtù naturali e soprannaturali. Le tracce di questi uomini di Dio, seminatori di pace e di spiritualità, sono fortunatamente ancora oggi ripercorribili tra le vie delle località isolane.

 

Settimana Santa

I riti della Settimana santa sono un evento religioso distintivo della pietà popolare: la rievocazione dei momenti drammatici della passione di Cristo si unisce al doloroso e triste pellegrinaggio della Vergine Maria alla ricerca del proprio figlio, un pellegrinaggio che trae ispirazione dai racconti evangelici, dove la madre segue tutte le vicende che portano il figlio alla morte cruenta. I quattro secoli di dominazione spagnola hanno lasciato come segno identitario una manifestazione di fede molto “drammatica”, ancora oggi profon- Laconi, l’interno della cappella dell’Oasi francescana. 18 19 damente radicata nel popolo e nelle sue tradizioni, di cui i conventi francescani disseminati nell’isola sono ancestrali custodi, dato che spesso le processioni o le altre pratiche hanno come punto di riferimento proprio le chiese dei francescani. In queste processioni si è soliti recare statue od oggetti che rappresentano gli episodi in genere più cruenti e tristi della sofferenza di Gesù (calice, guanto, corda, catena, fruste e corona di spine). Inoltre vengono messi in scena i brani evangelici della resurrezione. Questa rappresentazione così drammaticamente “umana” del Cristo è profondamente legata alla tradizione francescana e alla sua spiritualità. In diverse cittadine sarde gli uomini e le donne della Confraternita, che sono anche organizzatori dell’evento, indossano solo per la Settimana santa un costume tipico, come ad esempio quello di Giuseppe d’Arimatea, che si incaricò di prelevare e seppellire il corpo di Cristo, o quello della Maddalena sempre presente in tutti gli eventi della Passione. In certi casi i confratelli indossano antichi abiti penitenziali, vere e proprie maschere, spesso quasi spettrali, sempre volte a stimolare la spiritualità dei fedeli partecipanti. Un fascino particolare deriva anche dall’aspetto medievale di alcuni borghi.

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