Cagliari

Al centro del Mediterraneo, di antichissima fondazione, Cagliari fu sempre un porto strategico su tutte le rotte tra Nord Africa, Asia Minore ed Europa continentale. Nei quartieri storici di Castello, Stampace e sulla collina di Bonaria ritroviamo le tracce dei primi insediamenti francescani sull’isola.

Orto dei cappuccini

Cagliari è una città dalla storia complessa, dove varie e diverse civiltà si sono sovrapposte, incontrate, mescolate. Ognuna ha lasciato un segno, che oggi emerge in modo frammentario: le necropoli puniche convivono gomito a gomito con le rovine romane, con il romanico dei pisani e le architetture gotiche degli aragonesi; infine con i più austeri edifici lasciati dai governatori sabaudi.

La visita ha inizio da un luogo simbolico, ma dove la presenza monastica non c’è. L’orto dei cappuccini ricorda solo nel nome l’Ordine a cui l’antico giardino apparteneva. Oggi è uno spazio pubblico aperto a tutti, recentemente recuperato dal degrado, nel cuore della città vecchia. Il vasto orto e il frutteto furono realizzati nel 1591 nei pressi dell’anfiteatro romano, ai piedi del colle sul quale, nello stesso anno, fu fondato il convento a cui il giardino era annesso. Qui vi era disponibilità di acqua per la presenza di un pozzo, o meglio di una cisterna di epoca romana, che raccoglieva l’acqua piovana con un complesso sistema di canali sotterranei.

Nel 1867 il convento e tutti i suoi beni, compresi i circa 12.000 metri quadri dell’orto, furono incamerati dal Comune di Cagliari. Dopo decenni di abbandono dell’antico giardino, il Comune ha restaurato le numerose tracce rimaste del primitivo assetto, tra cui la divisione in quadranti separati da muri a secco, e parti del sistema di irrigazione tramite canalette esterne, talvolta incise nella roccia calcarea. Il pozzo è ancora oggi utilizzato per l’irrigazione e si conservano anche due agrumeti storici, il portale di ingresso sul lato meridionale e i muri di perimetrazione.
Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20, vico I Merello.

Convento dei cappuccini

Principale convento dei cappuccini sardi, è intitolato a sant’Antonio da Padova, ma è meglio noto come convento di Sant’Ignazio da Laconi per la presenza delle reliquie del santo.

Fu fondato nel 1591 sul colle del Buoncammino, nel quartiere di Stampace, luogo ricco di testimonianze di epoca romana, significativo anche per la presenza delle grotte, in realtà cave di calcare utilizzato per la costruzione del vicino anfiteatro. In queste cavità – come testimoniano alcuni graffiti – furono detenuti prigionieri cristiani, forse destinati al martirio nell’arena. Le strutture cinquecentesche originali erano molto diverse dall’assetto attuale del convento, ristrutturato in varie fasi durante il XX secolo.

I beni e la chiesa furono infatti riscattati dai frati nel 1904, dopo la soppressione del 1866. La semplice facciata della chiesa è del 1962. All’interno si trova, nella cappella della navata di sinistra, il santuario di Sant’Ignazio, con l’urna contenente le spoglie del santo, collocata al centro di un’abside semicircolare, interamente decorata a mosaico. Nella navata destra, nella seconda cappella, è collocato il sarcofago di granito dove è sepolto il beato Nicola da Gesturi.

Dietro l’altare, un pregevole tabernacolo in legno scolpito del XVIII secolo testimonia la perizia nell’arte dell’ebanisteria, per cui i cappuccini erano famosi. I frati, su richiesta, sono disponibili a far visitare il giardino del convento, dove si trova un eremo e il piccolo museo dedicato al beato Nicola. Oggi il convento è luogo di preghiera, vita religiosa, evangelizzazione e formazione. I frati sono attivi nell’assistenza ai poveri, negli ospedali e nelle carceri del Buoncammino.
Viale Sant’Ignazio 94, tel. 070-65.73.70, www.cappuccini.tv.

Resti del chiostro del convento di San Francesco a Stampace

Nella prima metà del XIV secolo i francescani acquistano alcuni terreni e immobili a Stampace, per costruirvi un nuovo convento e la chiesa, fondazione successivamente ampliata nel XV secolo. La chiesa di San Francesco di Stampace è ricordata solo da qualche foto ottocentesca, quando i beni furono incamerati dal Regio demanio e il convento fu trasformato in caserma. Nel 1871 un fulmine colpì il campanile causando il crollo del tetto.

Pochi anni dopo l’edificio venne demolito per far posto ad abitazioni, e del complesso monumentale fu conservato il portale, che ancora oggi si può vedere all’ingresso del santuario di Nostra Signora di Bonaria, e numerose opere d’arte conservate alla Pinacoteca nazionale di Cagliari e nella chiesa di San Michele a Stampace, dove è stato collocato anche il pulpito di Carlo V. Tra via Vittorio Emanuele II e via Mameli rimangono ancora oggi, inglobati nei più recenti edifici, e in parte in stato di degrado, ampie porzioni del chiostro e del refettorio.

Per ammirare la bellezza degli archi in stile gotico aragonese e gli affreschi, si può fare richiesta a un ristorante di via Vittorio Emanuele, che è disponibile a mostrare quanto resta del chiostro. Lungo via Mameli, invece, è previsto il recupero, da parte della proprietà, di un’altra porzione dell’edificio medievale, che diventerà accessibile alle visite.
Presso Niu Restaurant, corso Vittorio Emanuele II 56, tel. 070-75.38.699, www.niurestaurant.com

Santuario di Nostra Signora di Bonaria

Santuario di Nostra Signora di Bonaria

Sorge in cima al colle di Bonaria il santuario dedicato alla Madonna, venerata in tutta la Sardegna. Fu fondato nel 1324, con l’annesso monastero, dagli aragonesi, che sul colle possedevano un castello. Alla primitiva chiesa, in semplice stile gotico, si aggiunge la basilica, costruita a più riprese tra il XVIII e il XX secolo.

Ai piedi della collina, tuttavia, già dall’XI secolo è testimoniata l’esistenza di una chiesa, Santa Maria de Portu Gruttis, che deve il nome alla presenza di una necropoli punica sulla collina di Bonaria, le cui grotte scavate nella roccia sono tutt’ora visibili. La chiesa è stata identificata in quella, successiva, di San Bardilio, demolita nel 1909. Santa Maria è menzionata tra i possedimenti dei benedettini di San Vittore di Marsiglia, ma viene ceduta nel 1230 ai francescani, appena giunti sull’isola dalla Toscana, che vi costruiscono un convento. un dettaglio della chiesa dei cappuccini, dedicata a sant’antonio. 26 27 Le grotte – probabile luogo di eremitaggio dei primi frati – sono visibili con un percorso (accessibile anche ai disabili) che sale al parco di Bonaria e al santuario dall’ingresso del cimitero di Bonaria (accesso da viale Bonaria).

Proprio qui forse era la chiesa di Santa Maria de Portu Gruttis.

Chiesa di Santa Rosalia e santuario di San Salvatore da Horta

La chiesa sorse nel XV secolo nel quartiere Marina per un voto alla santa in occasione di una pestilenza. Successivamente venne concessa ai frati minori osservanti, che tutt’ora vi officiano, e che risiedono nel convento annesso.

Con l’arrivo dei frati la chiesa fu restaurata: al XVIII secolo risale la bella facciata in stile barocco piemontese. Dal 1758, sotto la mensa dell’altare maggiore sono esposte le spoglie mortali di san Salvatore da Horta. Originario della Catalogna, di umili origini, entrò nell’Ordine dei frati minori osservanti nel 1541.

Mostrò da subito doti da taumaturgo, che lo rendevano tanto amato dal popolo, quanto inviso alle autorità ecclesiastiche, che non esitarono a denunciarlo all’inquisizione di Barcellona.

Questa, però, non agì nei suoi confronti. Giunse a Cagliari nel 1565, dove morì due anni dopo, nel convento di Santa Maria di Gesù. Fu canonizzato nel 1938.
Via Principe Amedeo 24, tel. 070-65.54.81.

COME ARRIVARE

Cagliari è collegata con traghetti a Civitavecchia, Napoli e Palermo.
All’aeroporto di Cagliari Elmas fanno scalo le principali linee aeree, compresi i voli low cost. Lo scalo è collegato alla città da treni frequenti (stazione Elmas Aeroporto).

DOVE DORMIRE

A Cagliari al momento non c’è ospitalità conventuale. Offre alloggio e prima colazione a prezzi contenuti l’ostello Marina, nell’omonimo quartiere (Scalette S. Sepolcro, tel. 070-67.08.18 / 070-67.01.65, www.hostelmarinacagliari.it).

SAGRE E FESTE

Sant'Efisio

1 MAGGIO: Sagra di Sant’Efisio.
È una processione che si tiene sin dal XVII secolo, tra le più importanti di tutto il Mediterraneo. Vi partecipano delegazioni da tutta la Sardegna, con carri decorati di fiori, cavalcature e sontuosi costumi. La statua del santo viene portata su un cocchio riccamente decorato dalla chiesa di Sant’Efisio, a Stampace, al luogo del martirio, a Nora.

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