Oristano

Tra le maggiori città dell’isola, circondata da estese lagune, Oristano fu capitale del giudicato di Arborea. I francescani vi erano presenti con un convento e la chiesa di San Francesco già nel 1252. Ai margini del nucleo più antico, le fondazioni degli altri ordini francescani, il convento dei cappuccini e il monastero delle clarisse.

Chiesa e convento di San Francesco

Della chiesa primitiva sappiamo che doveva essere gotica e che il convento era al centro della vita politica della città: nel suo refettorio fu firmata la pace tra Eleonora d’Arborea e il re catalano-aragonese Giovanni I il Cacciatore, nel 1388. Dell’antica struttura rimangono resti murari nel convento, il portale del chiostro e la parte inferiore della facciata, in conci di vulcanite e calcare.

L’edificio era in pessime condizioni all’inizio del XIX secolo, e si decise di ricostruire la chiesa piuttosto che restaurarla. Il progetto, che prevedeva una cupola ellittica, fu affidato al frate sassarese Antonio Cano. Ancora prima che la cupola fosse eretta, l’edificio crollò e un nuovo progetto fu infine realizzato dall’architetto cagliaritano Gaetano Cima. La chiesa è in stile neoclassico e vi si accede da un’alta scalinata e dal pronao sorretto da colonne ioniche.

L’interno è ad aula unica, con ampia abside e cupola impostata su tamburo. Anche la chiesa di San Francesco fu incamerata dal Regio demanio nel 1866, e parte del convento fu occupato dal Distretto militare. Come per altri conventi, i frati riuscirono a riscattare parte dei loro beni, in particolare i locali dell’infermeria, dove si insediarono continuando a officiare la chiesa e conservando anche l’uso degli orti.

Nella chiesa è conservato (primo altare a sinistra) il prezioso crocifisso di Nicodemo, scultura in legno policromo (forse della prima metà del XV secolo) di ispirazione mitteleuropea, ma di probabile esecuzione valenzana. Lo stile è quello gotico doloroso, particolarmente caro all’Ordine francescano, che raffigura con estremo naturalismo il Cristo agonizzante.

Via Duomo 10, tel. 0783-78.275

Chiesa dell’Immacolata e convento dei cappuccini

A pochi anni dalla fondazione dell’Ordine, anche i cappuccini si insediarono a Oristano, costruendo tra il 1608 e il 1609 un convento e una chiesa nei pressi della Porta a Mare, oggi perduta. Chiesa e convento erano semplici, nello stile sobrio dell’Ordine, ma abbastanza ampi da ospitare una quindicina di frati, oltre agli eventuali ospiti: il sito sorgeva infatti sul crocevia della strada per Cagliari e Sassari.

Il convento era dotato di orti e anche di laboratori artigianali, tra cui una gualchiera, impianto destinato alla follatura dei panni di lana. Del convento e della chiesa originari, poco resta oggi, anche se i frati cappuccini vi sono rimasti ininterrottamente per quattro secoli. Non lasciarono il convento nemmeno con l’emanazione della legge Siccardi. Il convento venne acquisito dal Regio demanio, ma il Comune di Oristano consentì ai frati di restare.

Pochi anni dopo, nel 1871, il bene, messo all’asta, fu subito riscattato per iniziativa del Padre provinciale Luigi da Ghilarza. Oggi il complesso si affaccia su una piccola piazza ornata di palme, con il Seminario Serafico del 1954, il chiostro con una bella cisterna al centro e la semplice chiesa. All’interno di questa si può ammirare un tabernacolo ligneo di raffinata fattura, databile alla fine del XVII o inizio del XVIII secolo, opera delle scuole cappuccine di intaglio.

Viale San Martino 18, tel. 0783.36.00.41 – fraticappuccini.oristano@gmail.com

Chiesa e monastero di Santa Chiara

Anche le clarisse furono presenti a Oristano non molti anni dopo la fondazione dell’Ordine da parte di santa Chiara, ma non se hanno notizie certe. Si sa, invece, che vi fu una rifondazione del monastero, nel 1343, per iniziativa del giudice Pietro III di Arborea.

Il convento, annesso alla preesistente chiesa di San Vincenzo, ospitava nel 1345 tredici suore provenienti da Pisa; negli anni successivi, inoltre, fu scelto da molte donne aristocratiche, tra cui la vedova di Pietro III, Costanza di Saluzzo, come ultima residenza e ritiro dal mondo.

Anche la giudicessa Eleonora d’Arborea vi trascorse brevi soggiorni in gioventù, con la madre Timbora di Roccabertì. La chiesa si presenta con una semplice facciata sormontata da un campanile a vela. Conserva, all’interno, nell’abside, resti dell’edificio gotico. Le suore clarisse sono tutt’ora presenti nel monastero.

Via Santa Chiara 29, tel. 0783-30.26.49, www.monasterosantachiaraoristano.it

DA VEDERE

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Il grandioso complesso in stile barocco piemontese fu edificato su una preesistente chiesa bizantina annessa a un’area funeraria, ai margini dell’abitato più antico. La chiesa fu rifatta a più riprese, prima in stile romanico, nel XII secolo, poi in linee gotiche alla fine del XIII.

Di entrambe le fasi rimane testimonianza soprattutto nella cappella del Rimedio, che conserva la volta a crociera gemmata, oltre a resti di un ambone romanico, con rilievi di scuola pisana.

Tra le opere d’arte conservate all’interno, notevole è la statua lignea dell’Annunciata, opera trecentesca di Nino Pisano. La chiesa ospitava le sepolture dei membri delle famiglie giudicali, andate perdute nelle successive ricostruzioni. È sovrastata dall’altissimo campanile ottagonale, con la cupola rivestita di maioliche colorate (XV secolo).

Attiguo alla chiesa si trova il Museo diocesano arborense, articolato in quattro edifici, con una corte interna. Vi sono esposti i manufatti del tesoro della cattedrale: oggetti rituali, paramenti sacri, libri miniati e documenti.

Vi è anche una sezione archeologica con resti romani e fenici rinvenuti a Tharros, e i plutei (lastre di marmo scolpite, appartenenti a una balaustra, fine XI – inizio XII secolo), tra le prime testimonianze dell’arte romanica nell’isola.

Infine, si ammira una preziosa tavola a fondo oro della fine del XIII secolo, raffigurante una Madonna con Bambino e Santi, tra cui Francesco, di provenienza toscana. La tavola è attribuita a Memmo di Filippuccio, attivo anche nel cantiere delle storie francescane di Assisi.

Piazza Duomo 1, tel. 0783-76.709.

COME ARRIVARE

Oristano è collegata a Cagliari (un’ora e mezza circa) e a Sassari (due ore) dai treni di Trenitalia. In auto la si raggiunge da Cagliari con la SS 131, in poco più di un’ora.

Da Sanluri, con autobus Arst 444, in poco più di un’ora; in auto, con la SS 131 in 40 minuti.

DOVE DORMIRE

Il convento dei cappuccini di v.le San Martino nasce con la vocazione all’ospitalità: a metà strada tra Cagliari e Sassari, è stato per secoli sede dei Capitoli provinciali e luogo di accoglienza di frati e pellegrini in viaggio nell’isola. In tempi più recenti ha ospitato gli studenti del Seminario Serafico. Oggi dispone di una foresteria con tre posti dedicati a laici che vogliano fare un’esperienza di spiritualità. In città non mancano soluzioni di alloggio di ogni livello.

SAGRE E FESTE

Fine Agosto inizio Settembre: Novena e festa della Beata Vergine del Rimedio.
Culminano l’8 settembre i riti della novena, che si susseguono nella cattedrale di Santa Maria Assunta dagli ultimi giorni di agosto, per nove giorni, con la recita del rosario.

Il culto della Madonna del Rimedio è molto vivo in Sardegna e attira fedeli da tutta l’isola.

La festa è seguita da una sagra, con esposizione e degustazione di prodotti tipici.

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